recensioni

Adolesco, di Timothy Megaride

Adolesco, libro d’esordio di Timothy Megaride, è un romanzo di formazione che vi piacerà se avete amato J.D.Salinger o “l’Holden italiano” di Enrico Brizzi in Jack Frusciante è uscito dal gruppo. Attuale, piacevole, coinvolgente, formativo per un lettore adolescente ma, a suo modo, anche per tutte le altre età (magari non se avete, che so, otto anni, in quel caso potrebbe giusto insegnarvi parecchie parolacce, che comunque non si sa mai, possono sempre servire).


Il romanzo racconta un fatto di cronaca che vede come protagonista Tommaso, ragazzo di sedici anni e nostra voce narrante. Quando lo incontriamo, Tommaso è costretto a casa senza poter uscire né vedere nessuno, non può usare internet né altri strumenti tecnologici per comunicare con il mondo: ha soltanto un tablet pieno di libri e un registratore vocale a cui, stanco di sentire soltanto il resoconto parziale dei giornalisti e delle voci di corridoio mal informate, Tommaso affida la sua versione dei fatti.

La storia di Tommaso inizia circa tre anni prima, e per un po’ a che fare con il normale e fisiologico “allenamento sentimentale” che comincia nell’adolescenza: ma dai primi innamoramenti, dalla scoperta e dall’esplorazione della sessualità la vita di Tommaso arriva presto a toccare estremi dolorosi e problematici, che coinvolgono episodi di revenge porn, di violenza e bullismo omofobico, fino ad un sospetto abuso sessuale.

Dal buio di una cameretta solitaria e un po’ claustrofobica seguiamo il racconto a tappe di Tommaso che ha una verità da confessare, una storia da chiarire che sembrerebbe quasi surreale se non toccasse argomenti così esageratamente attuali.


Tommaso è un ragazzo come tanti, ribelle e provocatorio, bravo a scuola (se si esclude il latino), attaccato agli affetti ma decisamente ingenuo, infantile nella sua sana pretesa di “essere lasciato in pace” dai grandi: per questo, il racconto che ci fa della sua vicenda è realisticamente confusionario e spezzato, ma in un modo che più che infastidire il lettore gli strappa un sorriso divertito e un po’ intenerito. La sua ricostruzione degli eventi è scombinata e sbadata, segue un filo del discorso che si perde, poi si ritrova, poi si attorciglia, tocca mille argomenti per poi tornare, finalmente e solo dopo aver aperto altri cento discorsi, al tema principale del racconto.

Io ero io e volevo restare io e non prendevo gli ordini dagli altri e poi mi incazzai perché è pazzesco che essere adulti significa essere ubbidienti e basta. Mai e poi mai, io volevo restare adolescens per sempre. Punto.

pag. 45

Di Tommaso colpisce l’ingenuità e l’inesperienza da ragazzo che sembra non capire, o non voler capire, quello che il lettore indovina senza difficoltà: chi legge trova, in alcuni momenti, una calcolata scontatezza e prevedibilità nella trama, indovina quasi subito quello che Tommaso non solo non coglie subito ma che si lascia spiegare a lungo “dai grandi” prima di (decidere se) accettarlo.

Ma poi, ovviamente, niente nella vita è così semplice e a momenti in cui tutto sembra risolversi, attenuarsi, soprattutto con l’aiuto del bravo psicologo Giona, si alternano momenti in cui tutto si complica, si ingarbuglia di nuovo — si aggiungono continuamente altri pezzi del puzzle, e poi altri ed altri ancora, in modo che Tommaso è costretto di continuo a rivedere l’intero corso degli eventi, e noi con lui.

La voce irriverente, cinica, arrabbiata e spiritosa di Tommaso ricorda un po’ quella del giovane Holden Caulfied, e in generale qualcosa di Adolesco mi ha ricordato Il Giovane Holden di Salinger: il linguaggio del protagonista è eccessivo ed immaturo, provocatoriamente volgare, a volte superficiale altre volte profondo. Tommaso, come Holden, incarna i sentimenti di una generazione che deve affrontare problemi nuovi, che la generazione precedente non aveva (e che anzi ne è la causa): dalle questioni ambientali alla mancanza di prospettive lavorative, dalle conseguenze disastrose di una mancata educazione sessuale ai nuovi media che acuiscono ed aggravano le conseguenze della sventatezza e dell’inesperienza giovanile.

Com’è possibile che l’amore fa soffrire le persone? Al cinema sembra una cosa bellissima che rende tutti felici. Nella vita reale è esattamente il contrario. Soffrono tutti, cazzo!

pag. 210

Attraverso lo psicologo Giona il lettore coetaneo di Tommmaso viene guidato “nel mondo dei grandi”, gli viene spiegato quello che dovrebbero spiegare le scuole e i genitori ma che solitamente, per pudore o incapacità, viene lasciato al caso: cos’è il consenso, come vivere la sessualità in sicurezza, cos’è legale fare e cosa no, cos’è dannoso e cosa no; attraverso Tommaso, invece, il lettore adulto (o più o meno adulto come la sottoscritta) impara a capire meglio il mondo degli adolescenti di adesso. Leggendo veniamo investiti dalla rabbia e dall’indifferenza tipici dell’adolescenza, dai sogni di gloria e di fama un po’ infantili, e ci riconosciamo nel senso di confusione, di incertezza, di paura che si prova quando ci si rende conto di star crescendo o quando un evento più grande di noi ci catapulta di colpo nell’età adulta.


Vi lascio con una bellissima citazione che tuttavia, non per deludere gli eventuali Tommasi all’ascolto, ma mi fa pensare che o non ci sono nemmeno vicina al diventare adultum oppure me sa tanto che adultum non ci diventa mai nessuno del tutto:

Per diventare più forti bisogna imparare a sopportare il dolore e, forse, gli adulti sono più forti perché, tipo, sono allentati.[…] Voglio dire che adolesco significa che ti stai allenando e adultum vuol dire che sei allenato, puoi combattere e vincere.

pag.192

Edizione di riferimento: Il ramo e la foglia ed., (1 aprile) 2021. 224 pagine.

Foto dell’anteprima di Erik Lucatero da Pixabay (modificata)

sabrina

3 pensieri riguardo “Adolesco, di Timothy Megaride

  1. L’ho finito giusto qualche giorno fa. Bello poter leggere un romanzo in anteprima, eh? Sì, è uno di quei libri che ti fanno riflettere e che ti spingono a chiederti quando (e se mai) si compie il passaggio verso l’età adulta. Bellissima recensione!

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