recensioni

Sogno di una notte di mezz’estate, di William Shakespeare

Essendo un Leone ascendente Bilancia io sono tendenzialmente d’indole melodrammatica, cosa che mi porta a preferire le tragedie alle commedie, e questo è il motivo per il quale ero sicura che non avrei apprezzato “questo” Shakespeare come gli altri. Ovviamente anche noi Leoni ascendenti Bilancia facciamo errori, per quanto il nostro sentirci delle divinità ci impedisca di ammetterlo. Quindi, contro ogni previsione, sì: Sogno di una notte di mezz’estate mi è piaciuto davvero davvero tanto. Scommetto che il mondo fremeva per sapere la mia opinione in merito.

É una commedia in cinque atti brevissima, scorrevolissima e vivace, considerata da molti critici il “punto d’arrivo” della produzione shakespeariana. Nella quale, tra le altre cose, il Bardo dà prova di incredibile spiritosaggine nel perculare senza pietà i suoi rivali drammaturghi.


L’amore guarda non con gli occhi ma con l’anima e perciò l’alato Cupido viene dipinto cieco

Elena a Demetrio

La scena si apre con le nozze di Teseo, duca d’Atene, con la regina delle amazzoni Ippolita— nozze presto interrotte dall’arrivo di un disperato Egeo: Egeo, padre di Ermia, vuole che la figlia sposi il valente Demetrio, ma lei ama Lisandro e di Demetrio non vuole saperne. Il duca Teseo fa ben presto la sua sentenza: o la ragazza seguirà il volere paterno o sarà punita con la morte o con la reclusione in convento (sì ma stai calmo). I due innamorati non si danno per vinti, e si danno appuntamento nel bosco nella notte per poi di fuggire insieme: vengono però seguiti da Demetrio e da Elena, intenzionati l’uno a conquistare Ermia e l’altra a conquistare l’amore di Demetrio.

Nel bosco si svolge la maggior parte dello spettacolo, giacché il bosco in questione è molto meno deserto e silenzioso di quanto ci aspetteremmo. I quattro giovani, insieme ad una compagnia teatrale piuttosto scarsa riunitasi in gran segreto per provare uno spettacolo, saranno qui il bersaglio dei dispetti e dei giochi di gelosia degli abitanti fatati della foresta: per i giochi di Oberon e Titania, re e regina delle fate sempre intenti a infastidirsi a vicenda con l’aiuto del dispettoso folletto Puck, più d’un personaggio finirà preda di incantesimi del sonno, pozioni d’amore, mutazioni buffe, scherzi vari ed equivoci.

Alla fine, convinti dalla magia di Oberon di aver non aver vissuto davvero quelle esperienze così surreali e di averle soltanto sognate, Elena, Demetrio, Ermia, Lisandro e la compagnia teatrale sgangherata si avviano fuori dal Bosco, più contenti e innamorati di quando ci sono entrati. Alla fine tutto si conclude per il meglio, con un sacco di matrimoni tutti insieme, la strampalata recita degli attori in occasione delle nozze e, infine, con il memorabile discorso finale di Puck, rivolto a noi pubblico:

Se l’ombre nostre offeso v’hanno
Pensate, per rimediare al danno,
che qui vi abbia colto il sonno
durante la visione del racconto
e questa vana e sciocca trama
non sia nulla più di un sogno…

Puck (Robin Goodfellow)

La prima impressione che si ha del Sogno è che sia una sorta di “favola per adulti”, un Alice nel Paese delle Meraviglie riadattato per divertire e parlare non più ai bambini ma ai ‘grandi’: la parte magica, onirica, squisitamente nonsense non è sciocca o infantile, ma ha quella serietà tipica dei racconti mitologici o religiosi. Ciò che diverte della commedia è ovviamente, la comicità basata soprattutto su equivoci, scivoloni, non detti, goffaggini e buffi errori di percorso: su noi lettori moderni potrebbe attecchire ben poco quest’ironia forse un po’ “datata”, ma al fianco di questa ce n’è un’altra, più sottile e attuale, che Shakespeare usa per farsi beffe del proprio tempo, sfruttando norme, costumi e usanze dell’epoca ridicolizzate o estremizzate o ignorate con candida innocenza per strappare una risata al pubblico.

L’introduzione degli artigiani/commedianti, ad esempio, è geniale: la goffa inettitudine degli attori, e in particolare di Nick Bottom, palesemente scarsi da fare imbarazzo sia come attori che come scrittori, voleva essere una presa in giro a certi poeti e drammaturghi suoi contemporanei che, pur avendo uno stile che voleva essere aulico ma che era invece soltanto pessimo, criticavano spesso l’opera e il successo di Shakespeare. La scena delle prove nel Bosco, il raffazzonato prologo alla recita completamente sbagliato e l’imbarazzante spettacolo finale altro non sono che prese in giro, una ripicca in grande stile. A mani basse, la cosa più bella dell’intera commedia.

Sogno di una notte di mezz’estate è considerato tra i suoi lavori migliori, certamente la migliore tra le commedie: se di solito le linee narrative e gli schemi della storia sono banali, già viste o prevedibili, copiate qua e là giusto per dare del contesto, nel Sogno il buon drammaturgo ci stupisce regalandoci una storia originale e interamente pensata dalla sua geniale e folle mente creativa. Togliendo la componente magica-onirica, per la quale è evidente che abbia preso ispirazione dal folklore e da diverse fonti classiche (l’asino di Apuleio, le Metamorfosi di Ovidio nella recita finale,…), la linea narrativa e le varie sotto-trame sono tutto fuorché banali e prevedibili, composte da ben cinque intrecci narrativi collegati tra loro in modo fantasioso, sensato e non caotico, anzi molto fluido.

I personaggi, che solitamente invece sono a mani basse il suo punto forte, qui sono poco più che macchiette, indistinguibili l’uno dall’altro e poco personali: mirabile eccezione alla regola è l’artigiano Bottom, uno dei commedianti (quello che si ritrova con la testa trasformata in quella di un asino), che pur non essendo il protagonista principale è l’unico ben caratterizzato, e nella sua parodica tragicomica e grottesca essenza è il solo a risaltare. Splendidamente, oserei aggiungere.

Enters from the brake Bottom with an ass‘s head; Puck following.

(in italiano non rende)

La commedia è brevissima e il fatto che si concluda con ben tre matrimoni uno dietro l’altro suggerisce che probabilmente fu scritta per essere rappresentata ad una festa di matrimonio, per augurare un futuro fermo e prospero alla nuova coppia: difatti la “notte di mezz’estate” ai tempi di Shakespeare era una festa che si teneva nel mese di Maggio (già ai tempi non c’erano più le mezze stagioni, com’è evidente), per celebrare il passaggio dalla primavera, associata all’amore impulsivo e infantile dell’età giovane, all’estate, associata invece all’amore maturo e solido dell’età adulta. Anche la rappresentazione dei due mondi opposti potrebbe avere un valore allegorico, oltre che puramente d’intrattenimento: i protagonisti si trovano nel mondo libero, amorale, caotico e impulsivo del Bosco (cioè la giovinezza, l’adolescenza), talmente ricco di stimoli da confondere le idee, e soltanto uscendone e tornando nel mondo rigido, ordinato di Atene (l’età adulta) troveranno la loro strada e capiranno finalmente il loro posto nel mondo.

La lettura di Sogno di una notte di mezz’estate si è rivelata a dir poco piacevole e sorprendentemente divertente nella sua caotica e surreale ironia. Non avendo altro termine di paragone all’infuori delle tragedie non posso dire se sia d’accordo nel considerarla la sua migliore commedia; posso dire però che il suo livello di bellezza e complessità è inarrivabile, e che è senza dubbio un buon modo per trascorrere in leggerezza qualche ora, dimenticandosi del caldo, del maltempo, del virus, di Renzi che dice stronzate intervalli regolari e degli altri problemi che ultimamente ci sommergono all’inverosimile. Potrebbe essere tranquillamente una lettura da spiaggia per chi vuole far colpo sugli altri bagnanti o darsi arie da intellettuale. Pensateci.


Edizione di riferimento e Fonte: Garzanti ed., (1977). Introduzione, note e traduzione di Pier Carlo Ponzini. 195 pagine. In copertina: Oberon e Titania illustrati da William Blake.

Sogno di una notte di mezz’estate, William Shakespeare (ebook su Liber Liber), trad. e note di Goffredo Raponi

Il balletto dell’Opera di Roma ispirato al Sogno, sul canale YT dell’Opera di Roma

Lo spettacolo (bellezza inarrivabile) messo in scena dal National Theater, disponibile sul loro sito a pagamento.

La bella recensione di Marta, Una Valigia Ricca di Sogni

(perdonate il sarcasmo contro Renzi, è per ridere, non abbiatevela a male)

6 pensieri riguardo “Sogno di una notte di mezz’estate, di William Shakespeare

  1. Io avevo visto il balletto a teatro, ma l’allestimento non mi era piaciuto per niente. I ballerini erano vestiti tutti uguali, con una specie di tuta attraversata da una fascia che recava il nome del personaggio. Peccato che se non eri vicino al palco ci voleva il binocolo per leggere. Risultato: non ero quasi riuscita a seguirlo.
    Mi guarderò questo dell’opera di Roma dato che è disponibile su YouTube!

    Piace a 1 persona

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