recensioni

My Policeman, di Bethan Roberts

My Policeman è un romanzo del 2012 che per motivi inspiegabili nessuna casa editrice italiana ha mai pensato di tradurre. Dico inspiegabili perché non sarà il libro novità dell’anno, ma sia la scrittura che la trama, semplici ma senza scontatezze, rivelano un libro ben scritto, delicato e avvincente, attuale e tenerissimo.

Io sono incappata in questo titolo grazie ad uno youtuber britannico che ne parlava in toni talmente entusiasti che mi sono incuriosita: questo e il bisogno di una lettura rigenerante e poco impegnativa mi hanno convinto a prendere in mano questa bellissima, bellissima storia. Anche se triste triste.


I considered starting with these words: I no longer want to kill you – because I really don’t – but then decided you would think this far too melodramatic. […] What I mean to do is this: write it all down, so I can get it right. This is a confession of sorts, and it’s worth getting the details correct.

(Marion)

L’anno è il 1999, siamo nella ridente Brighton, in Inghilterra, dove una donna sta scrivendo una lettera. La donna, che ormai ha raggiunto la mezz’età, si sta prendendo cura di un uomo più vecchio di lei, allettato da una serie di infarti che ne hanno compromesso le facoltà di movimento e di parola: l’uomo si chiama Patrick (la lettera è indirizzata a lui), la donna Marion, ma c’è un altro nome che ritorna nelle parole scritte da Marion: Tom— il marito di Marion, l’amante di Patrick.

La lettera di Marion, che lei descrive come più una “sorta di confessione”, ci riporta indietro a circa quarant’anni prima. Sempre a Brighton, anni Cinquanta: Marion è una giovane insegnante, ambiziosa e caparbia, da sempre innamoratissima di Tom Burgess, poliziotto e fratello dell’amica Sylvie. Marion ignora da sempre i velati avvertimenti di Sylvie che cerca di dirle che Tom “non è fatto così”, che è un uomo un po’ “comme ça“, e non si arrende all’idea di conquistare il ragazzo, che tuttavia non sembra intenzionato ad andare oltre l’amicizia: sappiamo dalle primissime pagine, però, che Marion sarà la signora Marion Burgess, e che non sarà un matrimonio felice.

Al racconto di Marion si alterna il punto di vista di Patrick, di cui leggiamo il diario personale datato 1955-57: con il trasporto del tempo presente e l’esaltazione degli anni giovanili, Patrick racconta la sua versione di un amore radioso e di rara forza, dai suoi incerti, dubbiosi, frizzanti inizi fino al momento annunciato in cui da tanta appassionata, smodata esaltazione qualcosa esplode che distrugge senza rimedio le vite di Marion, di Patrick e di Tom – e il nostro misero cuore di lettori con loro.

Quindi: un triangolo amoroso, una relazione omosessuale in un tempo e in un Paese che considerava l’omosessualità maschile un reato e una devianza, un finale spiacevole… la trama di My Policeman non è diversa da tante storie del genere. Eppure diversamente da molte di queste Bethan Roberts ci offre l’elemento interessante della doppia prospettiva: ci permette di vivere l’omosessualità dal punto di vista del tollerante, aperto, moderno Patrick e della più ordinaria, più rigida, più chiusa e bigotta Marion; di leggere come un amore così simile venga visto come tenero, auspicabile in un caso e vergognoso, illecito in un altro; e di comprendere non soltanto il vissuto degli uomini gay in uno dei tanti periodi e luoghi in cui non era permesso esserlo, ma anche quello, spesso trascurato, delle donne eterosessuali figlie di un epoca in cui posizione e prestigio sociale erano tutto, in cui il matrimonio era tutto, e che si scoprivano, invece, sposate con un “invertito”. É impossibile non provare una minima comprensione leggendo il vissuto di Marion (senza che questo ne giustifichi il pensiero omofobo e la condotta riprovevole) : la difficoltà di accettare una verità scomoda e infelice, la paura della rovina sociale, economica, mentale, lo scoprirsi “ingannati” in una relazione di comodo, di copertura.

Una cosa che mi ha colpito è stata la scelta dell’autrice di non dare mai spazio a Tom: non sappiamo come egli viva la propria sessualità (se con la stessa libertà con cui la vive Patrick o con più restrizioni), non sappiamo se un fondo d’affetto verso Marion ci sia o non ci sia, né arriviamo mai al cuore del suo personale vissuto sulla vicenda. Di lui sappiamo soltanto tramite le parole dei due innamorati e mai per propria voce, così che l’attraente Tom diventa, più che un vero e proprio personaggio, un quasi bidimensionale “oggetto” della narrazione, il casus belli, misterioso oggetto di desiderio da parte dei due narratori che ce lo presentano, sempre (fino alla fine, anche dopo quarant’anni), con lo sguardo indulgente e poco obiettivo dell’innamorato. Non so perché mi abbia colpito, l’ho trovato uno stratagemma narrativo intelligente, senza il quale la narrazione avrebbe rischiato di essere il solito, un po’ grottesco cliché del triangolo amoroso con l’amante gay.

Tom is mostly what I think about. And it is hell. Not least because the more I think about him, the more I cannot remember the reasons why we could not be together. The more I think about him, the less I remember anything that was wrong, or difficult. All I remember is his sweetness.

(Patrick)

La parte indubbiamente più godibile è il resoconto del tenerissimo legame tra Patrick e Tom: il diario di un uomo innamoratissimo e felice di provare un sentimento così forte per la prima volta dopo anni, eppure torturato a tal punto dalla paura che non si azzarda nemmeno, caso mai venisse arrestato o il suo diario ritrovato, a scrivere il nome di Tom, che nel suo diario appare sempre soltanto come “il mio poliziotto”, my policeman.

La prospettiva di Marion è quella meno scontata, più nuova e diversa, ma anche quella più difficile da leggere, più irritante e decisamente più scomoda. Il suo racconto è la descrizione perfetta, in prima persona, del pensiero comune dell’epoca riguardo all’omosessualità: non è il solito personaggio insolitamente aperto di mente, pronta a supportare senza condizioni i due amanti anche mettendo da parte il suo matrimonio, il prestigio sociale tanto desiderato o il proprio amore per Tom. Tutto l’opposto: Marion è una donna ordinaria, figlia del proprio tempo, intelligente e brillante, ma fortemente influenzata dal pensiero comune, e così, un po’ per egoismo e un po’ trascinata dalla contemporanea certezza che l’omosessualità fosse una malattia, si convince che il marito debba essere aiutato – nel senso di curato, riportato alla “sana eterosessualità”.

Raccontato così sembrerebbe scontato parteggiare per i due amanti e detestare la sgradevole Marion: in realtà, complice una scrittura intensamente emotiva e coinvolgente, la nostra simpatia oscilla costantemente da Patrick a Marion a Tom, senza incolpare l’uno sull’altro o giudicare il vissuto dell’uno più grave o doloroso dell’altro. Di chi sia la colpa, se dell’uno, dell’altro o di entrambi, e se questa colpa sia semplice sbadataggine, ingenuità, o riprovevole egoismo, cattiveria, perfidia sono domande che ci seguono per tutta la storia e non trovano risposta se non, forse, nel toccante, straziante ma in qualche modo liberatorio epilogo.

Lo stile elegante, il linguaggio cristallino e la narrazione fluida ed esteticamente piacevole ricordano lo stile chirurgico e immediato di Elena Ferrante, e insieme alle atmosfere vintage, nostalgiche, di una tenerezza struggente costruiscono un libro di una bellezza semplice e autentica, catartica, tragica ma mai disperata.

And we kissed. There, in the presence of all the saints and angels, we kissed. I looked at the altar with its image of the miraculous Virgin – reputed to have brought a drowned man back to life – and I said, ‘We should live here.’ After just two days of the possibilities of Venice, I said, ‘We should live here.’ And Tom’s answer was, ‘We should fly to the moon.’ But he was smiling.

(Patrick)

Non rimanevo così presa da un libro da tempo e, sebbene il ripetuto rumore del mio muscolo cardiaco che si rompeva è stato talmente forte e costante che è improbabile non l’abbiate sentito ovunque voi vi troviate, My Policeman è uno di quei libri che rileggerei fino a prosciugare le riserve idriche del mio giovane corpo. Vi ho convinto? Leggetelo. Si trova anche in digitale. L’inglese è comprensibilissimo. Leggetelo. É la perfetta lettura estiva, poco impegnativa e “svuota cervello” senza essere eccessivamente poco impegnativa e svuota cervello.

P.S.: se avete aperto il video che ho linkato sopra o avete letto recensioni, commenti vari a questo libro in internet vi si è sicuramente acceso il radar “fangirl di Harry Styles”. Ora, lungi da me feticizzare alcun chi, il romanzo secondo me è godibilissimo con e senza fissazioni per Harry Styles. Oltre al fatto che, a quanto mi è parso di capire dal video in questione, Harry Styles ha un innegabile buon gusto in fatto di letture. Haruki Murakami a parte, ovviamente (scherzo).

sabrina

Scheda libro: Chatto&Wandus, 2012. 352 pagine.

2 pensieri riguardo “My Policeman, di Bethan Roberts

  1. Pur non avendo letto il libro, mi trovo già d’accordo sull’espediente letterario di far parlare solo Patrick e Marion. Anche se sarebbe bello conoscere i pensieri e i sentimenti di Tom, compito di un autore/autrice è decidere che taglio dare alla sua storia in modo che renda al meglio. L’idea di far parlare i due “contendenti” aiuta certamente a mettere in luce certe tematiche mettendo a confronto vite e modi di pensare diversi.

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