recensioni

La notte si avvicina, di Loredana Lipperini

Ti domandi mai come comincia la peste? Ti domandi mai se esiste una sola colpa?

Un esperimento finito male, oppure un tizio di Wuhan che ha pensato bene di mangiare un animale selvatico allevato in scarsissime condizioni igieniche senza nemmeno cuocerlo a dovere, o ancora un’arma batteriologica rilasciata per errore prima del dovuto o magari intenzionalmente, o le scie chimiche, le lobby gay, i poteri forti, Thanos e le gemme dell’infinito: ce lo siamo domandati eccome com’è cominciato,chi fosse il colpevole, chi dovesse pagare per tutto questo, insomma.

Sì, lo so cosa state pensando, ma tranquilli: questo non è un libro sul covid. Ce lo assicura la stessa autrice, in una breve nota a margine: «un romanzo che parla di una pandemia e che esce nell’anno di una pandemia può suscitare stupore, o il sospetto di volersi agganciare all’attualità: nei fatti, se si escludono pochissimi interventi successivi, le scene di quarantena e le reazione degli abitanti sono state tutte scritte negli anni precedenti.»

La notte si avvicina non ci restituisce la cronaca della pandemia del 2020, né cerca di mettere su carta l’esperienza che il mondo ne ha fatto: la protagonista indiscussa è la peste, non c’è dubbio, ma al di là della malattia c’è un altro tipo di peste, meno tangibile e ben più radicata, che infetta l’umanità da sempre ed è da questo morbo che Loredana Lipperini ci mette in guardia. Dimenticate il virus, la peste è dentro di noi.


Siamo nel 2008, l’anno di inizio della crisi che ha sconvolto l’economie di mezza Europa, e a Vallescura, un ipotetico paesino delle Marche, è scoppiata un’epidemia di peste. Così, da un giorno all’altro, il paesello con pochi giovani, mal collegato, mezzo nascosto tra le montagne marchigiane, si ritrova nel bel mezzo di un evento catastrofico e inspiegabile. In quarantena e senza poter uscire di casa, coi morti che si ammucchiano e i militari che presidiano i confini e distribuiscono mascherine sanitarie, flaconi di Amuchina e pacchi alimentari, tra gli abitanti di Vallescura inizia a farsi strada, tra la paura e l’angosciante disperazione, la richiesta di una testa: qualcuno a cui farla pagare.

Vallescura non ama gli stranieri, da sempre, e Maria, che vi si trasferisce per scappare da una storia personale traumatica e dolorosa, se ne accorge quasi subito. Saretta, la madre e custode del paese, la guardiana spirituale dei confini e del benessere di Vallescura, è diffidente, non le rivolge la parola, è convinta che quei suoi capelli rossi da strega, quel suo corpo invidiabilmente bello e ancora giovanile nonostante l’età, quel suo essere estranea al paese e alle sue tradizioni la rendano un pericolo.

Quando esplode il morbo, il paesello già vittima di antiche superstizioni e credenze popolari e fomentato da Saretta fa quello che fanno gli esseri umani di fronte ad un evento tragico e inspiegabile: cerca un colpevole da punire, un maleficio da incolpare, una strega da dare alle fiamme, e la trova nella straniera. Sarà davvero lei l’untrice? É soltanto vittima innocente di un paese pregiudizioso e ignorante o c’è del vero nelle parole di chi l’accusa?

Ma poi cos’è la peste? La peste è quando sei rinchiuso, e nessuno può uscire o entrare, e non si parla più altro linguaggio se non quello della paura. La peste è quando aspetti, immobile dietro una finestra, spiando quante persone camminano in strada, e quante fra quelle persone hanno l’andatura ferma, e non barcollano, e non si appoggiano a qualcun altro.

La notte si avvicina, oltre a restituirci inintenzionalmente immagini di una realtà a noi purtroppo nota (soprattutto quelle della prima quarantena, della paura iniziale), aiuta a riflettere su tante cose: sulla xenofobia, sulla diffidenza verso qualsiasi cosa devii dall’esperienza quotidiana, familiare, rassicurante che facciamo del mondo; sull’umana tendenza ad attribuire le colpe sempre all’esterno, a fattori soprannaturali e dunque incontrollabili come streghe e mostri, piuttosto che ammettere di avere, forse, a volte, una minima colpa noi stessi.

Il titolo riprende la filastrocca per bambini “stella stellina, la notte si avvicina”, perché questo è anche un romanzo sulla maternità: come nella filastrocca, “ognuno ha il suo bambino, ognuno ha la sua mamma e tutti fan la nanna“- anche le tre protagoniste Maria, Saretta e Chiara sono (per l’immensa gioia di Pillon) accuditrici e madri di qualcuno o qualcosa: dei propri figli, del proprio paese, del Mondo, della propria gente, della propria tradizione. Sono, più di tutto, madri “mancate”,  e in più d’un personaggio vediamo il vissuto di una femminilità sottratta, di una maternità ostacolata, e in ognuna vediamo un diverso tipo di genitorialita, amorevole o soffocante, assente o iper-presente, voluta o non voluta, accolta o rifiutata.

Perché questo è stato sempre raccontato: c’è un colpevole, uno e uno solo, e quell’uno racchiude tutto il male del mondo. Ti sei chiesta se, ammesso che sia così, quell’uno ne fosse consapevole? Ti sei chiesta se una persona buona possa commettere il male? E inoltre: è spinta a commetterlo da un altro male che le è stato fatto o l’oscurità è sempre stata dentro di lei? E ancora: davvero una sola persona può portare il male, o non è forse il male stesso che è ormai annidato così a fondo in un paese che basta un soffio per risvegliarlo?

La narrazione è frammentata e altalenante, fatta di continui flashback e flashforward e di personaggi che compaiono per qualche rigo e poi scompaiono, per riapparire di nuovo qualche pagina più avanti: non è facile seguire la storia all’inizio, ma ci si abitua in fretta e in ogni caso queste montagne russe sulla linea temporale non durano a lungo e ci stabilizziamo ben presto su un unica sequenza temporale.

Lo stile di Lipperini è magnifico, molto semplice ma evocativo, arido e dalle atmosfere decisamente gotiche: ho trovato irresistibili le descrizioni delle credenze popolari e dei riti, molto ancorati nel folclore, nella stregoneria, nella mitologia e nella superstizione tipica di certe piccole realtà dell’Italia. Mi hanno ricordato le raccomandazioni di mia nonna, che ho sempre trovato affascinanti seppure un po’ ridicole, a stare attenta alle streghe quando tornavo da sola di notte e ai “mazzimarilli” quando giocavo in giardino (non ho mai capito cosa fossero e mia nonna si guardava bene dall’offrire delucidazioni).

Soprattutto, mi ha catturato il fatto che fosse ambientato nel 2008: di quel periodo ricordo poco, ero a malapena adolescente, ma ho rivissuto con piacevole nostalgia i riferimenti alla cultura pop, alla musica, agli eventi di cronaca più chiacchierati di quegli anni, alla politica, alle pubblicità che mandavano in TV – i titoli di canzoni di moda in quel periodo, di film famosi mandati nei cinema, le pubblicità dei servizi telefonici, i nomi di merendine ormai fuori produzione: se siete tipi nostalgici vi si scioglierà il cuore.


Se siete amanti del genere gotico questo è assolutamente il libro per voi, e se anche voi adorate le ambientazioni in piccoli, suggestivi paesini italiani dall’architettura medievale, in cui sopravvivono ancora antiche credenze popolari pagane e atmosfere soprannaturali, mistiche e vagamente thriller con La notte si avvicina raggiungerete l’iperuranio, garantito.

sabrina

Scheda libro: Bompiani, 2020. 280 pagine.

Un pensiero riguardo “La notte si avvicina, di Loredana Lipperini

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...