Acrobazie, di Alessandro Trasciatti

Queste ultime settimane sono state per me particolarmente disordinate, frantumate, avevo talmente tanto per la testa che non riuscivo a concentrarmi su niente, e in casi come questo, quando ho voglia di leggere qualcosa che non impegni la mia precaria attenzione troppo a lungo, mi vengono in aiuto le raccolte di racconti: “Acrobazie” di Alessandro Trasciatti mi si è presentato, quindi, nel momento giusto. Questa raccolta, in uscita il 6 maggio nelle librerie, riunisce una serie di brevi, brevissime storie leggere e scherzose, a volte melanconiche e profonde, spesso assurde e paradossali, illogiche come i più divertenti dei giochi. Sono racconti fluidi ma frammentati, “intermittenti” come se volessero, in un certo senso, adeguarsi all’incerta discontinuità dei tempi che stiamo attraversando.


È tutta una minutaglia di schegge scritte nell’arco di vent’anni che nessun editore pubblicherà mai. Passare dall’una all’altra è un’acrobazia. Eppure ogni frammento mi pare in sé compiuto. O perlomeno la maggior parte. Devo per forza buttarli via tutti, visto che non seguono un disegno d’insieme? Esiste ancora un lettore intermittente come io sono uno scrittore intermittente?

(p. 5)

Così il nostro autore ci dà il benvenuto: presentandosi come uno “scrittore intermittente” e chiedendosi se esistono, per caso, “lettori intermittenti” disposti ad assecondarne la scrittura frammentata e discontinua, umorale: siamo dunque avvertiti, continuando la lettura dovremmo abbandonare ogni presunzione di senso, di logica e di continuità; saremo invece chiamati a saltare come trapezisti, a lanciarci come acrobati da un frammento letterario all’altro, da uno spruzzo d’inchiostro all’altro.

Acrobazie è una raccolta singolare, bizzarra, a volte ironica e altre volte un po’ grottesca. Alcuni racconti sono più mesti e nostalgici, si aggrappano a ricordi e dolcezze passate, altri parlano di gatti a capo dell’ONU ed esseri umani soggiogati dal loro potere felino; altri ancora di nascondigli improbabili ma efficaci, poetici – insomma, sono veri e propri giochi di prestigio, acrobazie divertenti e imprevedibili.

Il titolo, Acrobazie, rimanda subito a vibes circensi, da carosello, ad un pieno di colori zuccherati, odori e sapori caramellosi e stuzzicanti da festa: leggere questa raccolta è, in effetti, come partecipare ad un numero sul trapezio, come camminare in equilibrio su una corda sottile, come salire su una giostra che ci porta con sé in un viaggio breve e fittizio, toccando picchi d’allegria ed estremi in cui il gioco si fa un po’ spaventoso, un po’ triste, ma mai tanto da smettere di essere soltanto un gioco.

Apparve anche un cherubino che, brandendo un po’ maldestramente la spada di fuoco, ci ordinò di andarcene.[…] Dio allargò le braccia sconsolato come a dire: abbiate pazienza ragazzi, il copione non l’ho scritto io.

(p. 77)

La penna giocherellona di Trasciatti salta, singhiozza, va da buffi episodi d’infanzia a malinconici ricordi di persone, luoghi, oggetti appartenenti ad un indefinito passato; alterna racconti onirici e sogni strambi, fantabiografie, bizzarre storie al limite del verosimile a “casi d’amore” sfortunati e logorati, a innamoramenti fugaci e astratti.

I voli pindarici, acrobatici, gli esercizi creativi dell’autore sono tutt’altro che ordinati, c’è giusto un principio di struttura, quel tanto che basta a rendere la lettura più maneggevole: lo stile bizzarro, inverosimile, spesso dissonante e paradossale ricorda gli autori che siamo abituati ad associare alla letteratura dell’assurdo o del nonsense— Kafka, Borges, Lewis Carroll, per certi versi anche il nostrano Dario Fo. Non c’è però critica sociale o politica né alcun intento morale dietro i brevi racconti di Trasciatti, e come la piccola Alice finiamo in un mondo meraviglioso dove la mancanza di logica è senza fini altri da quello di divertire, di rompere gli schemi e dare via libera allo sfogo creativo di chi scrive e di chi legge.

Le confessioni, i giochi, le invenzioni, gli esperimenti creativi contenuti in Acrobazie sono simili ai disegni frettolosamente scarabocchiati che accompagnano alcune delle storie: sono particolari, tracciati con fare rapido e abile, abbozzati con tratti semplici e limpidi ma personali. I miei preferiti sono stati quelli contenuti in Rifugi, vere e proprie confessioni, mappe che conducono al ritrovamento di vecchi nascondigli, ormai impolverati e mangiati dalle tarme ma ancora capaci di dare conforto e di proteggere dall’incertezza del mondo esterno frammentato, ingarbugliato e malfermo.

Ancora adesso continuo a maledire la natura che ci ha fatti così pieni di falle, di crepe che lasciano sfuggire schegge incontrollabili di senso, contro la nostra volontà.

(p.67)

Ringrazio, ancora una volta, Il ramo e la foglia edizioni per avermi permesso di leggere il libro in anteprima.

Edizione di riferimento: Il ramo e la foglia ed., (6 maggio 2021). 88 pagine.

sabrina

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