recensioni

Antonio e Cleopatra, di William Shakespeare

Eccoci al secondo appuntamento con il più eminente, insigne, autorevole drammaturgo di tutti i tempi, che sicuramente si starà rivoltando nella tomba a leggere di come maltratto ferocemente le sue opere.

Oggi vi parlerò del secondo tra i drammi ambientati nella Roma Antica: squilli di tromba, applausi e grida di giubilo, signori, per la regina Cleopatra e il prode Marco Antonio.


Siimi testimone tu, o benedetta luna, quando i disertori saranno citati nelle cronache con una nota odiosa; il povero Enobarbo si pentì davanti a te

Bellissima scena del pentimento di Enobarbo (4,9)

Antonio e Cleopatra fu scritta intorno al 1606-1607 anche questa attingendo, per i contenuti, a Plutarco (“Vita di Antonio”). La tragedia parla dell’amore tra Marco Antonio e Cleopatra, inserita nel contesto storico di una Roma ancora una volta politicamente instabile.

Riprendiamo da dove Giulio Cesare ci aveva lasciato: Marco Antonio, Ottaviano e Lepido, sconfitti i responsabili dell’assassinio di Cesare, sono ora leader politici di Roma. L’unico a trascurare i doveri verso Roma è proprio Antonio, che si trastulla ozioso in Egitto con l’amore della fascinosa regina Cleopatra: questo è uno dei motivi che incrinano la stabilità del triunvirato, ma il reale motivo è un altro.

E infatti Ottaviano, non meno ambizioso di Cesare, coglie al volo un’occasione d’oro per prendersi Roma solo per sé, escludendo dal potere i due alleati: Lepido viene imprigionato e Antonio, che dall’Egitto viene a sapere del tradimento, chiede a Cleopatra la sua flotta per muovere guerra contro Ottaviano. La battaglia si svolge in mare, ma la flotta di Ottaviano sembra essere più forte: per ben due volte, la flotta di Cleopatra abbandona il campo nel mezzo della battaglia, costringendo ad una disonorevole ritirata anche Antonio.

Credendosi tradito dalla regina e umiliato dall’aver lasciato il campo senza combattere, Antonio medita di uccidere Cleopatra: la volubile, capricciosa regina per commuovere Antonio e suscitare il suo perdono finge il suicidio.

Antonio crede alla morte della regina— fin troppo: prima ancora di scoprire che l’amata è in realtà viva il nobile condottiero, in preda ai sensi di colpa e alla disperazione, si uccide. Cleopatra, devastata e senza più speranza, per sfuggire all’oltraggio di sfilare come bottino di guerra di Ottaviano, decide di seguire l’amato Marco Antonio: si lascia mordere da un aspide, ed è seguita nella morte dalle leali e fino alla fine fedeli serve Iras e Charmian.

Lo seppelliremo, e poi, l’atto coraggioso, l’atto nobile, lo faremo secondo l’alto costume di Roma, e daremo alla morte l’orgoglio di farci sua.

Cleopatra (4,15)

Ora, vi avevo anticipato come sia parere comune che il buon Billy Shakes non fosse il migliore tra i drammaturghi in fatto di trame, e anche stavolta non ci delude. L’intreccio è alquanto confusionario, e rispetto a “Giulio Cesare”, la cui trama è prevedibile ma per lo meno comprensibile, lineare e pulita qui i troppi personaggi e le diverse linee narrative creano un ambiente caotico e difficile da seguire fino in fondo: c’è l’amore fluttuante e spesso ambiguo tra i due protagonisti, ci sono personaggi con linee narrative complesse tutte loro (Enobarbo, i servi della regina…), ci sono guerre su guerre, interrotte e poi riprese, tra i triunviri contro Pompeo prima e tra i triunviri stessi poi— insomma, troppe storie parallele ingarbugliate tra loro per tenere facilmente il passo.

Pur essendo canonicamente inserito tra le tragedie “Antonio e Cleopatra” viene spesso definito più simile ad una tragicommedia: quasi tutti i personaggi sono talmente esagerati, hanno personalità così esasperate e irrealistiche da sembrare, più che solenni e tragici, piuttosto buffi e quasi caricaturali. Shakespeare calca la mano sulla proverbiale capricciosità e sugli sbalzi d’umore di Cleopatra, ad esempio, o sulla mollezza “da innamorato” che prende Antonio, uomo d’azione tutto d’un pezzo, in presenza della seducente regina. Questa (voluta? Indesiderata?) comicità non è per forza un difetto, certo è che però spezza l’aura di intensa tragicità della storia, rendendola meno d’impatto o più digeribile, in base ai punti di vista.

Antonio e Cleopatra è talmente complessa e variegata da essere aperta a molteplici interpretazioni, e ridurla ad una storia di sfortunati amanti sarebbe sbagliato: il tema del potere, della guerra civile e dell’incertezza politica è presente anche qui, a rimandare al clima instabile dell’Inghilterra di quegli anni; c’è anche un che di anacronisticamente femminista in Cleopatra, unica donna a capo d’un regno che, all’apprestarsi della guerra contro Roma, non si tira indietro ed anzi annuncia che “combatterà come un uomo”.

Ma quello che colpisce maggiormente è senza dubbio l’amore forte ma ambiguo, passionale ma contrastato tra i due protagonisti: il loro non facile rapporto è nutrito dal desiderio di entrambi di elevarsi, di essere diversi da Ottaviano, da Pompeo, da Cesare, da tutti quegli uomini votati al potere e al dominio: i due amanti, pur freddi e calcolatori, combattono non per essere re, non per governare popoli e terre, ma per qualcosa di più nobile e utopistico: il diritto a vivere in pace il proprio amore, la propria vita e a mantenere la dignità, l’onore di esseri umani. Quando entrambi vengono a mancare, meglio la morte!

Sprofondi Roma e marciscano tutte le linguacce che lì sparlano di noi. Noi sopportiamo un peso in questa guerra, ed essendo capo del mio regno vi farò la parte d’un uomo. Non opporti. Non resterò indietro.

Cleopatra (3,7)

Come al solito, segnalo interessanti rappresentazioni dell’opera reperibili in giro:

  • Antonio e Cleopatra (1979), regia di Roberto Guicciardini. Disponibile su Youtube (parte 1, parte 2, parte 3)
  • Antony and Cleopatra (2018), regia di Simon Godwin con Ralph Fiennes. Performance meravigliosa che segnalo nonostante non sia al momento disponibile su NTLive. Ogni tanto torna disponibile, qualche clip è su youtube.
  • Monologo di Cleopatra, recitato da Octavia Selena Alexandru su Youtube. In inglese.

Fonti: Note e Profilo storico-critico dell’autore e dell’opera a cura di Antonio Meo (Garzanti ed.,1976). Shakespeare Italia.

Edizione di riferimento: Garzanti ed., (1976). Note, traduzione e prefazione di Antonio Meo. 315 pagine.

sabrina

4 pensieri riguardo “Antonio e Cleopatra, di William Shakespeare

  1. Ahah, è vero, la narrazione a volte è un po’ caotica, soprattutto quando ci sono troppe battaglie io inizio a capirci poco.
    Se sbaglio questa è una delle opere in cui Shakespeare sfrutta i diversi livelli del palco? Oltre a quello classico c’erano botole che portavano all'”hell” sotto e i famosi balconi o simili nell'”heaven” sopra. Se non ricordo male, da quest’ultimo punto Cleopatra assiste alla morte di Antonio e poi fa issare il corpo. Mi ha sempre affascinato questa modalità di messa in scena!

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