recensioni

Giulio Cesare, di William Shakespeare

Ora, è ovvio che sì, certamente Shakespeare aspettava il mio parere sulle sue opere e in particolare su alcune delle opere più celebri mai scritte e passate alla storia: ma con umiltà e servilismo oggi ammetterò davanti al mondo che non capisco niente di teatro che il commento critico e sapientemente approfondito sul Giulio Cesare lo farò sicuramente un’altra volta ed oggi mi limiterò al tentativo (ben più nelle mie corde) di stuzzicare la vostra curiosità.

Il volume in mio possesso contiene tutti e tre i “drammi romani”: Giulio Cesare, Antonio e Cleopatra e Coriolano. Dato che la magnificenza di Shakespeare richiede spazio, ho deciso di dedicare tre post diversi per le tre tragedie.

Iniziamo. Signori e Signore, tutti in piedi: entra Giulio Cesare.


[…] la colpa, caro Bruto, non sta nelle stelle, ma in noi stessi, che abbiamo animo di servi. Bruto e Cesare: che cosa può esserci in quel «Cesare»? Perché quel nome dovrebbe avere maggiore risonanza del tuo?

Cassio (1,2)

Giulio Cesare, scritta probabilmente nel 1599-1600, mette in scena un particolare episodio storico dell’Antica Roma: la congiura a Cesare. Shakespeare usa come fonte per l’intera tragedia “Vita di Cesare” e “Vita di Bruto” di Plutarco, in modo da scrivere un’opera che segua fedelmente la Storia.

I due senatori Cassio e Casca temendo che l’ambizione smisurata di Giulio Cesare sia una minaccia per la Repubblica e che egli voglia trasformare Roma in una monarchia, convincono il figlio adottivo di Cesare, Bruto, e diversi altri senatori ad unirsi al loro tentativo di uccidere Cesare.

Più volte un indovino gli consiglia di “guardarsi dalle idi di marzo” e più volte un messaggero, venuto a conoscenza della congiura, tenta di avvertirlo del pericolo, ma il testardo e diffidente Cesare si reca lo stesso in Senato: qui viene attaccato da Casca e poi, in un secondo, tutti gli sono addosso. Cesare si difende, lotta, combatte, tenta la fuga – finché nella mischia non lo raggiunge il colpo mortale: la vista, tra i cesaricidi, del “suo” Bruto

Et tu, Brute ? E allora cadi, Cesare!

Cesare, (3,1)

Morto Cesare, esplode la guerra civile tra i congiuranti Bruto e Cassio e i triumviri Antonio, Ottaviano e Lepido, fino in fondo fedeli a Cesare: con il finale, solenne e tragico, si conclude la prima parte della storia di Roma, che poi vedremo ripresa in parte in Antonio e Cleopatra.


La morte di Cesare
Vincenzo Camuccini (1793-1806). Museo di Capodimonte (NA)

Il punto forte delle opere di Shakespeare non è quasi mai la trama, che anzi spesso si rivela rozza e banale, molto prevedibile: la storia di Giulio Cesare non fa eccezione, principalmente perché già nota a tutti almeno a grandi linee; non è nemmeno il tentativo di inserire una morale al termine della vicenda a rendere memorabile la tragedia: l’argomento di “Giulio Cesare” appare essere il potere e il dibattito, vecchio come il mondo, su chi debba detenerlo (Cesare, il tiranno? Cesare, il giusto e innocente? Bruto, che lottava per la libertà? Bruto, l’assassino?)

La forza di Shakespeare è nei suoi versi, suggestivi e solenni, e nel linguaggio che nei drammi romani è sempre austero e grave, e fiero, sentito e poetico è il modo in cui i personaggi recitano l’amor patrio e il forte sentimento di lealtà che li lega chi a Cesare, chi a Roma, chi ad entrambi.

O discernimento, tu ti sei rifugiato tra le bestie brute, e gli uomini hanno perso la ragione. Abbiate pazienza con me: il mio cuore è lì nella bara con Cesare, ed io debbo aspettare che torni da me.

Marco Antonio (3,2)

Un altro pregio del Bardo, che lo ha reso avanguardista secondo molti e amabile all’inverosimile secondo me è il focus sul lato umano dei personaggi: rispetto agli altri drammaturghi suoi contemporanei, Shakespeare spostava il centro della rappresentazione dalla storia ai personaggi, dava meno importanza alla trama o alla morale e più spazio alla profondità di carattere, ai sentimenti, ai chiaroscuri e alle più piccole sfumature che rendono umano anche il più intoccabile degli imperatori o il più bieco degli assassini.

Questo aiuta, a mio parere, ad affrontare con meno fatica l’ostacolo del linguaggio tipicamente poco evocativo e poco empatico delle opere teatrali lette e non recitate: pure con un contesto abbozzato, pure con la mancanza di descrizioni e discorsi indiretti, nelle parole pronunciate dai personaggi c’è tanto di quel sentimento che è impossibile non venire colpiti in pieno viso dal disilluso amore di Cesare per suo figlio, dal forte amore filiale di Bruto piegato al patriottismo, dalla lealtà dura a morire di Roma per Cesare e dei cesaricidi per Roma.

Ricordati di marzo, ricordati delle idi di marzo! Il grande Giulio non sanguinò per amore della giustizia? Chi fu quel criminale che toccò il suo corpo, che lo pugnalò, e non lo fece per amore della giustizia?

Bruto (4,3)

Dopo aver letto l’opera, ancora con gli occhi a cuoricino, mi sono fiondata a vedere qualsiasi rappresentazione teatrale mi capitasse sotto mano. Ne segnalo alcune che ho adorato:

  • Giulio Cesare, regia di Sandro Bolchi e trad. Eugenio Montale (1965). Disponibile gratuitamente su Youtube.
  • il discorso di Antonio tratto da “Giulio Cesare” regia di J. L. Mankiewicz (1953). Disponibile gratuitamente su Youtube.
  • Julius Caesar, regia di Nicholas Hytner (2018). In lingua inglese, affittabile sul sito del National Theatre di Londra.

Fonti: Note e Profilo storico-critico dell’autore e dell’opera a cura di Antonio Meo (Garzanti ed.,1976)

Edizione di riferimento: Garzanti ed., (1976). Note, traduzione e prefazione di Antonio Meo. 315 pagine.

sabrina

6 pensieri riguardo “Giulio Cesare, di William Shakespeare

  1. Che bella recensione, che parla di un “mostro sacro” con leggerezza senza sminuirlo!
    Se ti piace Shakespeare quando maneggia materiale latino, ti segnalo (se non li conosci) i poemi “Lucretia” e “Venere e Adone”, tempo fa ne avevo parlato. Non si tratta, ovviamente, di opere teatrali, ma potrebbero interessarti.

    Piace a 1 persona

  2. Non mi sono mai trovata troppo bene a “leggere” opere teatrali, mi manca tutto il contorno che è invece tipico dei romanzi. Ma ho avuto modo di studiare due opere di Shakespeare per un esame di letteratura inglese ed è stata un’esperienza bellissima!
    Una era proprio “Antonio e Cleopatra”, quindi non vedo l’ora di leggere la tua recensione a riguardo e rituffarmi in quella storia 🙂

    Piace a 1 persona

    1. Grazie del commento!
      Eh si, quella è l’unica pecca del teatro, poi non sempre è facilissimo reperire gli spettacoli “recitati”.
      Però mi piace pensare che prima o poi mi abituerò e troverò la lettura delle opere teatrali mano a mano più familiare…chissà, forse sono troppo ottimista? 😅

      Piace a 1 persona

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