recensioni

Il delitto di Lord Arthur Savile, Oscar Wilde

Anno 2008 (ossia più o meno l’ultima volta che ho scritto qualcosa sul blog): una dodicenne sola, irritabile e furiosa con l’universo è nella sua stanza, seduta sul letto a gambe incrociate, le braccia poggiate sulle ginocchia e le mani che reggono la testa come se fosse troppo pesante per reggersi da sola. Sta guardando con leggera curiosità e con profonda, profondissima diffidenza un libro buttato sul letto davanti a lei.

L’ha costretta sua madre a leggerlo, da grande lettrice appassionata di letteratura inglese quale è, per cui è evidente che se prima non le interessava minimamente leggerlo adesso che è costretta a farlo preferirebbe strapparsi le unghie a morsi piuttosto che dare a chicchessia la soddisfazione di vedere rispettata la propria autorità.

La dodicenne guarda il libro, e lo prende con due dita, con un’espressione di insofferenza ostentata e con una cautela che non userebbe nemmeno se l’oggetto scottasse o fosse fatto di escrementi: il libro è Il ritratto di Dorian Gray, la dodicenne sola e irritabile c’est moi e quello fu l’inizio di una storia d’amore.

Wilde è il mio terapeuta del sorriso, la mia tazza di cioccolata calda quando fuori piove e fa freddo, l’autore nei cui libri mi rifugio per una coccola, per sentirmi dire che il mondo in fondo non fa troppo schifo: così in una lenta e uggiosa mattina di fine settembre, non più calda e non ancora abbastanza fredda per potersi scaldare il cuoricino triste con una bevanda bollente sotto una coperta di lana, ho deciso che il mio vecchio amico Oscar poteva tornare a farmi una visitina: lo ha fatto con uno dei racconti lunghi che ho amato di più, Il delitto di Lord Arthur Savile.


Scritto nel 1891 fondamentalmente come presa in giro satirica all’opulenta e pigra aristocrazia inglese, Il delitto di Lord Arthur Savile  è un racconto decisamente diverso dai più noti racconti malinconici e fiabeschi come “Il Principe Felice”, “Il Gigante Gentile” o “L’usignolo e la Rosa”: questo racconto sfiora il genere thriller e si distingue per un tagliente, acre umorismo nero.

Il racconto si apre con uno dei soliti, sontuosi, oziosi ricevimenti in casa dell’aristocratica Lady Windermere, cui partecipa tutta la Londra benestante e quindi anche il giovane e ricco protagonista della nostra storia, Arthur Savile. Il ragazzo, promesso alla nobile e bella Sybil, benestante e con tutta la vita davanti a sé è sicuro e felice del futuro che gli si prospetta, ed è per gioco che si lascia leggere la mano dal chiromante personale di Lady Windermere — il quale, però, vede nella sua mano, scritto a chiari segni, qualcosa di mostruoso:

Omicidio! Pareva che persino la notte lo sapesse, che persino il vento sconsolato glielo ululasse nelle orecchie. Gli angoli bui delle strade ne erano pieni: il delitto lo osservava sornione da tetti delle case.

Il giovane Arthur è inizialmente spaventato e imbarazzato, umiliato da quella macchia che sporca il suo futuro così brillante e promettente, ma quasi subito, ripresa la lucidità di pensiero, decide che il peso e l’onta dell’assassinio non dovrà mai ricadere ingiustamente sulla pura, innocente Sybil, neppure indirettamente: ma stiamo parlando di Wilde, e in Wilde i difetti, i peccati, i peggiori vizi umani diventano tratti da ostentare, caratteristiche che aggiungono fascino e un certo valore eroico a chi li possiede, per cui il giovane Arthur non pensa a come sfuggire il suo infausto destino, ma a come compierlo il prima possibile, prima del matrimonio, prima che il neo lercio macchi per sempre il suo buon nome.

Arthur interrompe in fretta il fidanzamento, rimanda le nozze, si mette all’opera per liberarsi di quello che per lui è uno ‘spiacevole intoppo‘, un ‘fastidioso impiccio‘ che gli impedisce di convolare felicemente a nozze.

L’omicidio non deve avere «alcun volgare vantaggio economico», decide, né soddisfare un risentimento personale: così, da una lista di tutti gli amici, i conoscenti e i parenti che gli vengono in mente Arthur sceglie la sua vittima. Nonostante l’estrema cura con cui progetta l’omicidio, che ora chiama “il suo dovere“, qualcosa va grottescamente e spassosamente storto, e il delitto è ancora incompiuto, sospeso sulla testa del giovane come una spada di Damocle.

Ma Arthur non si dà per vinto, rimanda di nuovo le nozze, designa una nuova vittima, progetta con dovizia di dettagli la nuova, mostruosa, spietata morte dell’ennesimo vecchio parente: ma il destino scritto sulla sua mano sembra farsi beffe del giovane,stoico Arthur e anche questa volta quello che doveva essere un piano sanguinario finisce per prendere le sembianza di un paio di piccole, innocue, comiche, ridicole esplosioni e di numerose risate di cuore della “vittima” e della sua famiglia.

E’ a questo punto che Arthur, ormai al colmo dell’esaurimento nervoso, fuori di sè dalla rabbia e dallo sfinimento, commetterà il delitto preannunciato – ma lo farà nel modo più inaspettato possibile, verso la vittima meno prevedibile, in un epilogo grottesco, paradossale, fortemente ironico e, volendo anche a lieto fine.

Il delitto di Lord Arthur Savile è un racconto denso di satira, in cui Wilde fa sfoggio della più graffiante ironia (la stessa che vediamo, ad esempio, in The Importance of Being Ernest*), la più sfacciata presa per i fondelli della nobiltà inglese, dipinta come una classe dorata, splendente ma sciocca e frivola, sempre pronta a calpestare quella stessa morale di cui nei tè e nelle conversazioni da salotto vanta l’importanza; lo stesso Arthur, seppure di temperamento in genere calmo e di carattere dolce e sensibile, non si fa problemi a mettere da parte ogni scrupolo, ogni senso dell’etica e della legalità, ogni umanità, pur di ripulire l’immagine di famiglia da una vergognosa macchia.

Tant’è che il sottotitolo del racconto è “Uno studio sul dovere”, un modo eloquente di evidenziare con sarcasmo il ribaltamento morale con cui Arthur decide che è suo preciso dovere di futuro marito e futuro padre commettere un assassinio, per proteggere la famiglia dall’onta del disonore e apparire sempre splendenti e immacolati come etichetta vuole.

Il lettore ideale del delitto di Lord Arthur Savile è chiunque cerchi un lettura breve, semplice, dal sapore dolcemente autunnale che hanno le storie ambientate nella piovosa Inghilterra, o che chieda una lettura che sia un magnifico connubio tra mistero, thriller e sottilissimo,raffinatissimo umorismo inglese.

Il mondo è un palcoscenico, ma le parti sono distribuite male.

Oscar Wilde, Lord Arthur Savile’s Crime

Edizione di riferimento: Sellerio editore,1993. Pagine 80. Tradotto da Federico Verdonois

sabrina

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...