recensioni

Kobane Calling, di Zerocalcare

Mio padre, gran lavoratore e uomo d’altri tempi, da buon anzianotto nostalgico degli anni che furono non perde mai occasione per raccontarmi, in un misto di commozione e orgoglio, del suo primissimo acquisto fatto con i soldi del suo primo lavoro all’età di quindici anni: un motorino (rosso fiammante, specifica sempre lui). Storia romantica e dal sapore piacevolmente retrò che adesso guasteremo annunciando il primissimo acquisto fatto dalla sottoscritta con i soldi del suo primo già di per sè misero stipendio: Kobane calling di Zerocalcare. C’è molta meno fierezza e grandezza di intenti in me, giovane millennial nata nel progresso.

Anyway- recensione.


Il cielo del Kurdistan (mi scuso per la pessima qualità delle immagini)

Kobane Calling è un (o una?) graphic novel che racconta di due viaggi (il primo nel novembre 2014, il secondo otto mesi dopo) compiuti da Zerocalcare insieme ad un gruppo di volontari romani in Turchia, Siria e Iraq. A partire dai centri sociali, il fumettista di Rebibbia si appassiona alla vicenda curda e a quella guerra in medio oriente di cui si sente tanto parlare ai telegiornali. Decide di andare in quei posti per vedere da vicino cos’è di preciso questa “vicenda curda”, per dare una mano e soprattutto per chiarire le idee sulla questione al confuso e disinformato occidente.

Il primo viaggio ha come meta Mehser, una piccola cittadina turca (“la guerra sta dall’altra parte. Mica ‘so matto”) abitata prevalentemente da amici e famigliari dei combattenti e da persone venute a sostenere la lotta curda (curdi venuti da tutto il Paese, associazioni solidali,volontari…). A Mehser conosciamo i primi tratti del conflitto, incontriamo civili e combattenti che spiegano ai nostri chi sono e per cosa combattono: sono curdi, una minoranza etnica sparsa tra Turchia, Siria, Iraq e Iran, repressi da tempo da Stati poco disposti ad accettare la loro identità etnica e religiosa, e combattono per affermare la propria presenza, per creare un proprio stato autonomo. Che ad onor del vero già c’è, si chiama Rojava ed è una regione autonoma situata in Siria e basata su principi di convivenza etnica e religiosa, uguaglianza, emancipazione femminile, redistribuzione delle ricchezze, ecologia- c’è già, ma non è riconosciuta dal governo siriano e quindi i suoi confini vacillano costantemente sotto le pressioni dell’esercito turco, di quello siriano, e di Daesh (che è come qui chiamano l’ISIS).

Come secondo viaggio, Zero e compagni si spostano a Kobane, in Rojava, città simbolo della resistenza curda. Vivono a stretto contatto con le unità di combattimento femminili e miste (YPJ eYPG), parlano con combattenti, cittadini e persone a caso come l’autista che li porta a Kobane o un civile fermato per strada, e in 200 pagine di vignette umoristiche e dialoghi immaginari con l’Amico Armadillo (che, per chi non abbia familiarità con ZC, rappresenta la sua coscienza) ci mostrano le persone vere,in carne ossa e sentimenti che stanno dietro le notizie dei telegiornali e campagne propagandistiche dei politici.

V

Alle pagine del diario di viaggio si alternato pagine dallo sfondo nero in cui a parlare sono persone a caso, non sempre combattenti e non sempre curdi, che raccontano la propria storia, che spiegano cos’è per loro il Rojava, che rivelano al lettore perché lottano (o perché non lottano più) per l’indipendenza del Kurdistan.

Zerocalcare si lancia nel suo progetto più maturo (“chi è il fumettista poco impegnato,adesso?”), riuscendo a trattare argomenti difficili e, diciamolo, pesantucci, mantenendo la sua solita leggerezza, ironia e finta sbruffonaggine: tra quelli dell’ISIS raffigurati come i cattivi di Ken il Guerriero e le infinite battute sulle lenticchie a colazione, il fumetto evidenzia gli orrori di una guerra che per noi occidentali è così lontana da sembrare vera e reale quanto un film, considerata soltanto dai politici a fini elettorali e propagandistici e ignorata e mal compresa da tutto il resto della popolazione.

Senza rinunciare ai tratti che l’hanno reso famoso (le pippe mentali rappresentate graficamente dall’Amico Armadillo, l’ossessione per i plumcake e le lamentele sui fastidi della vita quotidiana) propone un modo innovativo di fare informazione, più accessibile e più comprensibile anche al pubblico giovane e molto giovane che segue Calcare e che non sempre ha accesso ai media tradizionali (televisione, stampa, radio).

Zerocalcare in crisi d’astinenza da “merendinidi”

Pochi mesi fa è uscita una versione aggiornata del fumetto-reportage che include (a quanto pare, visto che io c’ho questa vecchia) un’introduzione inedita dell’autore e Macelli, il fumetto uscito su Internazionale e dedicato a Lorenzo “Orso” Orsetti, il combattente YPG italiano morto in azione lo scorso anno in Siria. Anche se ho l’edizione vecchia (ho già detto di avere l’edizione vecchia?), Macelli l’ho letta su Internazionale, e devo dire che è ciò che di più commovente e bello ci possa essere; ha un tono ancor meno umoristico di Kobane Calling per ovvi motivi, ma Zero riesce a non cadere nell’errore di creare una storia troppo zuccherosa, triste o esageratamente pesante.

Kobane Calling è una graphic novel un po’ diversa dal solito Calcare e forse non è l’ideale per iniziare ad approcciarsi all’autore; sicuramente è un tipo di “giornalismo” (se così possiamo definirlo) meno oggettivo e meno esperto, ma è anche più immediato: se ora tutta la questione medio orientale vi lascia pressoché indifferenti o avete le idee confuse a riguardo, finito di leggere il fumetto di Zerocalcare vorrete arruolarvi nei combattenti curdi. Assicurato.

Edizione: BAO Publishing,2016 Prezzo: 20,00 € . (261 pp.)

sabrina

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