recensioni

ALLA RICERCA DELLE COCCOLE PERDUTE, di Giulio Cesare Giacobbe

Alla ricerca delle coccole perdute è un saggio, un manuale che, come dice l’autore stesso nell’introduzione del libro, si propone in duplice veste: da un lato come trattato scientifico rivolto agli specialisti, a cui propone un nuovo indirizzo diagnostico e terapeutico da applicare nella pratica clinica, dall’altro come manuale divulgativo, rivolto quindi alle persone comuni, alle quali descrive in modo chiaro e accessibile le dinamiche affettive e relazionali spiegando come costruire rapporti durevoli e maturi e come evitare di costruirne di precari e sbilanciati.

La tesi che presenta Giacobbe è che l’essere umano possieda tre personalità innate, da sviluppare in fasi diverse della vita: il bambino, l’adulto e il genitore.
Perché ci sia una sana evoluzione psicologica e, quindi, una buona qualità della vita, è necessario possederle tutte e tre: come il bambino saper chiedere scusa e saper giocare, come l’adulto saper essere indipendente e autosufficiente, come il genitore sapersi interessare degli altri, saper amare se stesso e gli altri.
L’assenza di una di queste personalità e la conseguenza presenza troppo pura di un’altra porta ad una rigidità mentale che rasenta la patologia: essere troppo bambini in età adulta porta a dipendere da chiunque sia disposto a darci amore, a chiedere senza essere capaci di prendere e “bastarsi”, perché il bambino non ama e non si ama ed ha bisogno del “genitore” che gli dia cure quanto amore;
essere “troppo adulti” vuol dire non saper giocare, non saper chiedere scusa e ammettere i propri errori, non essere in grado di amare e prendersi cura degli altri in assenza di un tornaconto personale;
essere genitori senza saper essere bambini e adulti può condurre al tipico atteggiamento paternalistico, tollerante a volte e punitivo altre, a giudicare gli altri come inferiori e bisognosi di cure e sé stessi come superiori a tutti gli altri.
Lo stile è quello di un manuale divulgativo, semplice e colloquiale, con in più un linguaggio spiritoso e sarcastico che smorza la complessità dell’argomento e rende piacevole la lettura.
Il libro propone gli argomenti chiaramente e senza risultare complesso o comprensibile solo agli addetti ai lavori: la divisione della personalità in tre ulteriori personalità utili solo se compresenti l’ho trovata personalmente molto utile ai fini di un’autoanalisi, fatta non solo a livello relazionale ma nella vita in generale (sto elemosinando amore come un bambino? sto amando in modo maturo, egoista come un adulto o con superiorità, come un genitore “troppo puro”?, ma anche “sto facendo difficoltà a giocare con questo tenero cagnolino perché c’è gente che mi guarda e mi vergogno a fare la voce da demente maccheccarinoquestocucciolino?”, “come farebbe un adulto questo colloquio/esame che mi spaventa tanto?”).
L’autore pone l’accento sull’amore come essenziale a sviluppare ognuna di queste personalità: Giacobbe fa l’esempio utilizzando l’immagine del vaso, vuoto per il bambino, che non si ama e ha bisogno che mamma e papà lo riempiano di amore, pieno per l’adulto, straboccante per il genitore. E’ chiaro che se non viene riempito da bambini è preclusa sia la seconda che la terza personalità, e la persona rimarrà insicura e incapace di amare gli altri, non avendo amore nemmeno per se stesso.
Questa è una riflessione che assume ancora più rilevanza se la si legge in altri termini: un bambino diventa un adulto maturo e sano psicologicamente se riceve amore. Per il bambino è essenziale che i genitori siano in grado di dargli amore, per cui che abbia due amorevoli padri e nessuna madre o due amorevoli madri e nessun padre non fa nessunissima differenza, ed è anzi assai meglio di un anaffettiva famiglia tradizionale.
È ammirevole che l’autore si premuri per tutto il libro di specificare di non essere sessista tanto da prendere precauzioni come mettere prima il femminile e poi il maschile nello scrivere “nevrotica/o” (invece di nevrotico/a) o “bambina/o”, oppure specificare ogni santissima volta che “il discorso vale anche per le donne/bambine/femminucce” o “il discorso vale ugualmente anche per gli uomini/bambini/maschietti”. È ammirevole, anche se con un’insistenza un tantino inquietante.
Personalmente non gradisco troppo termini come “donna cazzuta”, “donna con le palle”, “un uomo con le tette”, perché nonostante l’intento chiarissimo di non essere sessisti, si suona sessisti lo stesso, abbinando gli organi genitali maschili all’essere capaci, forti, coraggiosi, impavidi, in gamba, o ancora peggio definendo una donna molto forte fisicamente e mentalmente “un uomo, solo che ha le tette”: lo so che sono una donna e quindi per natura rompo le palle, ma è sessismo. Sapevatelo.
Altre cose che mi hanno fatto storcere un po’ il nasino e che ho trovato un po’ fuori luogo sono state alcune frasi, in cui riconosco l’intento di strappare una risata e niente più, ma che mi hanno comunque dato l’impressione di un autore ben poco comprensivo ed empatico, ma invece distaccato e molto giudicante: cito testualmente,“la nevrosi adulta è meglio, della nevrosi infantile”, come se si potesse fare una classifica delle sofferenze migliori e peggiori; “il nevrotico adulto soffre meno”, come se le persone fossero tutti uguali. Il nevrotico bambino è “una vera piaga” e un nevrotico adulto “non sa far le coccole. Non sa amare. Non è umano. Fa schifo”?
Tutto il libro è provocatorio, sarcastico, ironico, colloquiale ai massimi livelli, e quasi sempre ci sta: ci starebbero anche le suddette frasi, non fossero state pronunciate da uno psicoterapeuta. Il motivo per cui dico ciò è semplice: un nevrotico bambino si riconosce nella descrizione della nevrosi infantile. Si sente finalmente meglio, compreso,capito nel profondo per la prima volta nella sua vita. Legge che il motivo è che il suo vaso è rimasto vuoto e dice “esatto! ” e poi… si sente dare della piaga da uno psicoterapeuta. Lo dicesse il macellaio sarebbe diverso, quella è una sua opinione, che offende, ma pur sempre una sua opinione: se lo dice uno che ha studiato e cura la gente vuol dire che è vero. Non solo, quindi, non mi amo e mi faccio schifo e mi attacco a cozza a chiunque mi guardi abbastanza intensamente da illudermi di essere amato, ma sono scientificamente una piaga. Fantastico. Alla faccia della profonda comprensione, alla faccia dell’empatia.
L’ho trovato complessivamente utile, magari non “rivoluzionario” come scritto in copertina, ma sicuramente zeppo di concetti utili nella vita, divertente e simpatico al punto da rendere la lettura il doppio più accattivante.
★ ★ ★ ✰ ✰
Edizione di riferimento:
Ponte delle Grazie, 2004.
Prezzo: 6.90 euro
Immagine in evidenza da Pinterest: https://www.pinterest.it/pin/226517056245144694/

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